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I giorni della merla
Arrivano puntuali i tri dì de la merla, i tre giorni della merla, a fine gennaio, quando il freddo è così intenso da far gelare, a volte, persino le acque del Po, e dunque si dice che La merla l’ha passat el Po. Sono considerati, da noi, i giorni più freddi dell’anno e le leggende intorno a questa tradizione sono molte. Se sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà tardi. Molti racconti riguardano poi naturalmente i merli, che una volta, si dice, erano bianchi come colombe. Un giorno uno entrò in un camino per scaldarsi e ne uscì dopo tre giorni tutto nero per la fuliggine. Un’altra versione narra che due merli dalle candide piume, maschio e femmina, si ripararono per il freddo in un camino. Non avendo nulla da mangiare il maschio decise di uscire per cercare qualcosa. Dopo tre giorni tornò e trovando un uccello nero come il carbone, non riconobbe la sua merla e tornò indietro per cercarla. La merla, annerita per la fuliggine, nel frattempo morì di fame.
Altri riportano invece che alla fine di gennaio il merlo e la merla si sposarono, come di consuetudine, al paese della sposa, oltre il Po. Avrebbero dovuto riattraversarlo per tornare nella loro casa, ma siccome si era fatto tardi si fermarono per due giorni presso dei parenti. La temperatura si abbassò molto, e il merlo fu costretto a sorvolare il Po ghiacciato e morì. La merla iniziò a piangere e il suo lamento si sente ancora lungo il Po, nelle notti di fine gennaio. I tre giorni della merla si festeggiano cantando in compagnia, divisi in voci che si alternano. I due riti finali sono “il falò de la vecia” e “el bal de Martin e Mariana”. In cima al falò viene posizionata una colomba bianca di cartapesta che, a causa del fumo che sale dal fuoco, diventa immediatamente scura, realizzando ciò che la leggenda racconta. Il falò di fine gennaio è un auspicio per l’anno nuovo, che sia migliore del precedente, e che si porta via tutto ciò che c’è di vecchio. Il ballo finale dei due sposi Martino e Marianna racconta di uno dei soliti bisticci tra i due: nonostante il freddo pungente, Martino è uscito e chissà dov’è. Torna e si ferma sulla porta di casa perché ha bevuto, sostenendo che la moglie l’ha chiuso fuori. Si è comprato un cappello nuovo che però ha pagato troppo. Per questo scatta immediatamente la lite con Marianna, ed entrambi sembrano piuttosto agguerriti. Alla fine però tutto si scioglie in un ballo. Questa riconciliazione indulgente e divertente è l’augurio per i giorni a venire.
I CANTI DELLA MERLA
I canti della merla, distesi e aperti, richiedono sempre due cori e molta gente intorno perché celebrano e festeggiano un passaggio, attraversato come rito collettivo: un distacco, una partenza, un matrimonio, una scaramanzia, un nuovo inizio. Ritraggono sentimenti semplici in corrispondenti semplici forme: “Pool v’is ‘na fantasia canta per n’uzelòt, / ma ‘ntant el porta via… dal coor tûti i magò”. Cantare per un uccellino sarà forse una fantasia, ma toglie dal cuore ogni malinconia. La colomba bianca e la merla, spesso assimilate, volano, cantano, si perdono, si riposano dalla fatica del volo e ritornano. Somigliano a giovani spose con qualche dolore, perché in questi rituali pieni di rispetto, di grazia, di poesia, si accoglie la tristezza per tenerla lontano il più possibile. Il mondo rustico, tradizionale, allegro esclude ogni atteggiamento di insoddisfazione e di ansia che incrinino quel mondo, che è un mondo completo e che, se osservato attraverso le proprie sensazioni, esprime una verità naturale e quasi religiosa. L’ironia certo non manca, perché non manca l’abbandono sentimentale, e l’allegria e la saggezza corrispondono all’improvvisa coscienza della propria condizione contadina, che alterna ire e carezze.
 Cúmba, una ballata in genovese per la colomba bianca
Nell’album “Anime Salve” del 1996 Fabrizio De André scrive e interpreta, insieme ad Ivano Fossati, Â Cúmba, una ballata in dialetto genovese. Le analogie strutturali e di contenuto con la tradizione dei canti della merla sono molte. Prima di tutto abbiamo due voci soliste ed un coro che interagiscono utilizzando sempre la rima in dialetto. La stagione è l’inverno ma ciò di cui si discute, cioè il matrimonio della colombina, che per ora è scappata, si compirà in primavera. Mentre suo padre ed il suo pretendente contrattano, con un misto di affetto e di vigilanza, il suo futuro, la colomba, in un attimo di liberazione, vola e va a confondersi con la neve, sorvola veloce le rive del fiume mentre nessuno la vede. Questa è esattamente la stessa immagine che ci trasmettono i canti popolari, dove l’uccellino si riconosce solo per il suo canto allegro. La canzone si chiude con un piccolo quadro famigliare: la giovane sposa è in casa col marito a zonzo. L’ultimo personaggio citato è proprio un certo Martino, vicino ad un fuoco di legna che alza le anime in cielo. Ad un ascoltatore appassionato di canti popolari viene spontaneo associare questi versi ai riti finali dei giorni della merla.
I riti della merla in provincia di Lodi
Tradizione vuole che nel lodigiano i riti della merla si celebrino sull’Adda a Crotta e Meleti, dove dall’altra sponda c’è la provincia di Cremona. Il gruppo “Amici della merla” ha sede nella Parrocchia di San Lorenzo Martire di Crotta d’Adda.
Questo il programma per il 2006:
Domenica 22 Gennaio Grande festa d’apertura a Meleti in piazza del Municipio. Ore 15.30 Mostra mestieri di una volta Canzoni della merla Accensione falò Degustazione prodotti tipici locali
Domenica 29 gennaio Crotta d’Adda, riva dell’Adda Ore 21 Canti della merla Ore 15 Apertura della mostra “Immagini crottesi del primo Novecento” presso la sala del Centro Culturale comunale
Lunedì 30 gennaio Crotta d’Adda, riva dell’Adda Ore 21 Canti della merla
Martedì 31 gennaio Crotta d’Adda, riva dell’Adda Ore 21 Canti della merla In piazza dalle 19 alle 23 Mercaat de la merla e animazione Dalle ore 21 Saltimbanchi e trampolieri Riti finali: El bal de Martin e Mariana e Falò de la vecia
L’usteria e le sòo üzansi “El mangià de ‘na volta” Nelle trattorie del borgo Crotta d’Adda, durante le tre serate, menù tipici dell’inverno cremonese con momenti d’intrattenimento e musica popolare. Trattoria del sole 0372722672 Antica trattoria del giglio 0372722909
 Le immagini si riferiscono alla "Festa di Apertura" di Meleti di domenica 22 Gennaio 2006
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